Chi meglio di un autore può raccontare il proprio libro? Questa volta tocca ad Andrea Ascolese, autore di “Poesie” (Il Quaderno del Battello ebbro).

Non è cosa semplice cercare di spiegare i propri versi. E’ come assaggiare un piatto nuovo. Ti colpisce subito per il proprio sapore. Oppure ha un retrogusto che ti solletica. O non ti piace per niente. Oppure lo riassaggi e non ne puoi fare più a meno di quella pietanza. E’ come una canzone che ti rapisce al primo istante. Perché ha il fuoco, il vento e il rumore del mare al suo interno. E ti fa viaggiare. Io penso che la felicità sia movimento. E quando ho scritto le poesie che compongono questo mio primo libro ero felice. Perché ero in viaggio. Il mio lavoro di attore mi porta a viaggiare. Un viaggio fisico certo. E anche mentale. Le immagini che scatto le restituisco in versi. In un certo senso questo è Cinema. Proprio come trovarmi nel miei film. Nell’ultimo, girato nel 2019. O nel primo, girato nel 1998. Ma anche nei prossimi. Inoltre questi versi visivi non fanno che portarmi a teatro: quando restituisco in versi la gestualità delle persone, dei personaggi che incontro. Le mie poesie sono quindi istantanee, fotografie dalle quali spesso nascono le mie canzoni e i miei spettacoli. Francia, Tunisia, Stati Uniti, Ungheria, Inghilterra e ovviamente l’Italia,  sono le nazioni che mi hanno ispirato queste liriche brevi, in forma di prosa. Da Washington a New York, Da Parigi a Lisbona, Da Budapest a Roma, Da Cefalu’ a Milazzo, Da Bologna –naturalmente- a Zagarolo passando per Tunisi e Canterbury. Alcune delle cose che ho scritto anni prima si sono avverate sul serio. Spaventoso e strabiliante. Sogno reale. Quando ho cominciato a scrivere le prime poesie a 20 anni, all’ Università di Bologna frequentavo il laboratorio teatrale del Corso di Istituzioni di regia del Dams condotto dal professor Arnaldo Picchi, il mio maestro. Picchi leggendole mi disse di portarle al poeta Roberto Roversi. Proprio lui. Il sommo poeta diventato pop per la collaborazione con Lucio Dalla. Con la sfacciataggine dei miei 20 anni ci andai. Roversi mi convocò qualche giorno dopo nella sua libreria studio di via dei Poeti e mi disse che voleva pubblicarle. Era la fine degli anni ‘90. Il 1998 per la precisione. In quei giorni eravamo in scena in Piazza Santo Stefano a celebrare la nostra città che sarebbe stata di lì a breve Città europea della cultura, con lo spettacolo Enzo Re. Eravamo diretti da Picchi sul testo di Roversi e noi studenti eravamo in scena assieme a Lucio Dalla, Ugo Pagliai, Paolo Bonacelli, Lucilla Morlacchi. Avevo 20 anni. E il tempo è tondo. Torniamo quindi per un attimo alla libreria di via dei Poeti. Ringraziai Roversi e gli dissi che non ero interessato alla pubblicazione perché volevo fare l’attore e il musicista. Non ero capace di capire che l’essere attore, cantautore, autore, insegnante, padre, amante, figlio, sono facce della stessa medaglia. Negli anni ho imparato ad accettarlo e a nutrirmene. A fare pace coi fantasmi della mente. E viaggiare. A prendermi una vacanza quotidiana. Anche per pochi minuti. Non ho mai amato scendere a compromessi col lavoro e ho bisogno di sentirmi libero per viaggiare. Così le mie varie sfaccettature si completano e l’essere ossessivamente concentrato solo sulla carriera attoriale è malsano, per quello che mi riguarda. Spostarmi e osservare non fa altro che arricchire il mio mondo interiore e il mio lavoro di attore che ha ricominciato a fiorire: proprio quando ho cominciato a dedicarmi alle altre attività. Comprese le osservazioni, annotazioni e riflessioni in formato flash dovute anche quei lavori, così lontani e così vicini che in passato ho svolto per un periodo: cameriere nell’ anno 2000, giornalista e fotografo free lance nel biennio 2010/2012. Ho finito di scrivere queste poesie che accompagnano un ventennio proprio l’altro ieri, prima della pubblicazione del libro. Ringrazio l’editore e critico cinematografico Giacomo Martini, amico di Arnaldo Picchi e Roberto Roversi, di Tonino Guerra e Theo Angelopoulos. Autori questi che hanno segnato e suggestionato il mio percorso di formazione, assieme a Eugenio Barba e Jerzy Grotowski. Conosco Giacomo da tanti anni. Ha una grande tenacia. Mi ha ripetuto per molto tempo che queste poesie andavano pubblicate. Io all’inizio, lo confesso, ero restio. Man mano che cresceva questa vena autoriale ho  scritto, anche grazie ad alcune di queste poesie, il mio primo spettacolo –Change- prodotto da Progetti Dadaumpa: gli organizzatori di Alessandro Bergonzoni credono in me e nel 2013 mi portano alla XXma edizione de I Solisti del Teatro, ai giardini della filarmonica romana. Il che ha sicuramente contribuito ad alimentare in me la fiducia e la consapevolezza nella mia espressività autoriale. Ho capito dunque che Giacomo, Arnaldo, Roversi avevano ragione. Andava fatto questo libro. Ora un cerchio si chiude. O meglio si schiude, il tempo è ciclico. Sono dunque pronto per salpare e affrontare nuovi capitoli nel mare della vita.

Vi aspetto assieme a Giacomo Martini, lo scrittore Gianluca Morozzi, il percussionista Max D’Adda: domenica 9 giugno 2019 ore 19 alla libreria Modo Info Shop di Bologna,  festeggiamo con un Reading l’uscita del mio primo libro ‘Poesie’. A settembre 2019 lo presenterò a Roma.

Andrea Ascolese