PRIMA PARTE

Un uomo ad una certa età diventa un uomo di una certa età. E come l’uomo anche la donna. Ah sì, qui di sicuro c’è la parità! Quale sia questa certa età non lo sa nessuno. Però c’è una notte in cui vai a letto con tua età, precisa e definita e la mattina dopo ti svegli che hai… una certa età. Non ci sono avvisaglie o sintomi. Succede così, all’improvviso. Un bel giorno tutti guardandoti capiscono che hai quella certa età. E anche tu te ne accorgi. Come? Ci sono molti modi: sei sull’autobus e qualcuno si alza e ti chiede: Vuole sedersi? Non puoi nemmeno arrabbiarti perché è una gentilezza; anche se il tono della voce di chi si è alzato nasconde un altro pensiero: perché questo vecchio non se ne sta a casa invece di venire a rompere i coglioni a quelli che vanno a lavorare. Un altro metodo sicuro per capire che uno ha una certa età è quando dice: “Ah, una volta…” E’ importante scandire bene Ah… che deve essere accorato con una punta di rimpianto e un pizzico di amarezza. Ah, una volta… poi dopo puoi dire quello che vuoi: la frutta, i salami, i film, l’educazione… una volta era tutto diverso… soprattutto Bologna. Ah, una volta Bologna era Bologna mentre adesso… eh adesso è Bologna. Chiaro no? Se non è chiaro è perché non si è ancora arrivati a quella certa età. Un altro modo per capire se si ha una certa età è non finire i discorsi… l’ultima volta che sono uscito ho incontrato un vecchio compagno di scuola e il dialogo è stato questo:
Come va?
Eh cosa vuoi,
Ah certo che…
eh beh…
Eh già
Ah oh…
Ormai….
Eh, allora poi…
Certo che…
Beh ci vediamo…
Chissà
Speriamo
Un metodo comunque infallibile per capire se si ha una certa età è quando senti parlare di pappagalli e la prima cosa che ti viene in mente non è Loreto… ma un altro oggettino, che ci somiglia, però non parla.

SECONDA PARTE

Dire a qualcuno che ha una certa età è un modo zuccheroso per dire a quel qualcuno che è vecchio. Fino agli anni ’50 del secolo scorso la parola “vecchio” non aveva accezioni negative; significava solo aver vissuto molti anni (che come obiettivo mi sembra più ragionevole che morire giovani) mentre oggi è un’offesa. E pure pesante. Oggi vecchio significa inutile, rimbambito, in definitiva essere un peso per tutti: in famiglia e per l’intera società.
Ma immaginiamo che oggi, davanti a noi, ci siano Michelangelo, Botticelli e Raffaello e oggi fosse il 22 dicembre del 1504. A chi interesserebbe sapere che uno ha 23 anni, uno 35 e uno 64? Allora non interessava a nessuno. Oggi invece uno dei tre, Botticelli, sarebbe considerato un vecchio e grazie a questa bella intuizione non avremmo la nascita di Venere…(provate a pensare di non aver mai visto la nascita di Venere, vi sembra sensato?). E a conti fatti non avremmo nemmeno la Cappella Sistina perché Michelangelo la dipinse quando aveva già una certa età. (E via anche la Cappella Sistina) Rimarrebbe solo Raffaello perché ha avuto l’accortezza di morire giovane… avrebbe senso? No. Eppure è questo che ai nostri giorni accade puntualmente.
E ora immaginiamo non più di essere nel 1504 bensì nel 2504 e di aprire un libro di storia (o chissà quale diavoleria perché è chiaro che fra cinquecento anni non ci saranno più libri ma nemmeno computer, tablet e cellulari come li conosciamo noi). Ebbene, così come abbiamo fatto noi per i secoli precedenti, in quel manuale di storia tutti quelli che oggi hanno dai 19 ai 68 anni saranno etichettati come uomini e donne nati nella seconda metà del ‘900. Ha quindi senso oggi parlare di questa benedetta certa età? Di giovani e di vecchi invece che di persone?
Per concludere vorrei ritornare a Michelangelo; uno che arrivò ad avere una certa età e dimostrò che il talento e le capacità non si erano affievoliti con gli anni. Vorrei chiedergli scusa dopo cinque secoli a nome della città.
Forse non tutti sanno che giunse giovanissimo a Bologna e che da Bologna se ne andò poco tempo dopo giurando che non vi sarebbe mai più tornato.
Infatti appena arrivato venne arrestato dai pulismani dell’epoca perché come straniero doveva pagare 50 scudi che non aveva … (allora le cose andavano così), poi scolpì un aquilotto (che è incastonato nel palazzo del Comune e ancora oggi in pochi sanno che esiste) e realizzò una statua in bronzo per la facciata di San Petronio che quasi subito venne buttata giù, fatta a pezzi e venduta al duca di Ferrara che la fece fondere e ne ricavò un cannone.
Che dire: non aveva tutti i torti a volersene andar via. E soprattutto complimenti a chi reggeva la città! Una lungimiranza che si è tramandata nei secoli e talvolta riaffiora in certi assessori alla cultura. Siano essi giovani che… di una certa età.

Eros Drusiani